I Riti della Settimana Santa a Gallipoli

Pubblicato il 10/04/2017


Tra le tante tradizioni che scandiscono a Gallipoli il frettoloso scorrere del tempo e l’incessante succedersi delle stagioni, quelle riguardanti il periodo quaresimale, che culminano nella Settimana Santa rivestono un’importanza particolare, non solo perché rammentano e fanno rivivere usi e costumi di un tempo immemorabile, ma anche (e soprattutto) perché testimoniano e riaffermano, ancora oggi, la coscienza di un popolo profondamente cristiano, legato alle pratiche devozionali e soprattutto al mistero della passione di Cristo, con cui spesso identifica le proprie sofferenze, che ripercorre, nella sua coralità, il suo antico itinerario di fede, fatto di preghiere e purificazione dello Spirito.

Il venerdì prima della domenica delle Palme è riservato al culto dell’Addolorata. A mezzogiorno, ora in cui la statua della Vergine esce dalla chiesa del Carmine, nel Centro Storico, per raggiungere la cattedrale, la città si ferma. Alle 14.30 comincia il peregrinare della Vergine per le strade di Gallipoli. Al rientro della processione dalla città nuova vi è il rito della benedizione del mare, dal bastione di San Giuseppe, prospiciente al porto mercantile, preceduto dalla cerimonia dell’accompagnamento, dalla confraternita di santa Maria della Neve (o Cassopo) in segno di omaggio e di devozione.

La sera del Giovedì Santo si entra nel vivo dei riti della Settimana Santa. Le processioni de “li mai”, organizzate dalle varie confraternite, con i “fratelli” incappucciati, si alterneranno fino a mezzanotte, per la visita ai “Sepolcri” nelle chiese.

Il giorno successivo, nel Venerdì Santo, intorno alle 18,30, dalla chiesa del Crocefisso, situata lungo le mura, prende il via la processione della “Tomba”, detta “te l'Urnia”, ovvero L’Urna o Tomba di Gesù morto, che si snoda lenta per tutta la città fino a notte inoltrata. Le origini della processione si possono collegare alla nascita della Confraternita del Santissimo Crocefisso, creata dalla categoria artigianale degli antichi maestri bottai verso il 1540, categoria che per diversi secoli, al tempo in cui Gallipoli era il porto principale del Regno – dopo Napoli – per il trasporto dell’olio d’ulivo, era molto considerata e faceva una vita assai decorosa dal punto di vista economico.

I maestri Bottai, che avevano una loro cappella devozionale nella strada detta S. Angelo (dove attualmente risiede la Biblioteca Civica), dedicata all’Arcangelo San Michele, in cui praticavano gli esercizi di pietà, si trasferirono in un nuovo oratorio vicino al convento dei padri riformati di San Francesco, e lì fecero erigere un’altra chiesa, che dedicarono al santissimo Crocifisso, avendo ottenuto una miracolosa immagine di Gesù Cristo, dipinta in tavola di legno. E stabilirono di praticare in chiesa le penitenze tutte le settimane, a partire dal primo venerdì di Quaresima fino al Venerdì Santo per la salutazione della Croce. Poi andavano in processione con la croce, la corona di spine, e i “penitenti” camminavano scalzi e portavano delle grosse pietre al collo, e si percuotevano la spalla con il cilicio, mortificando il proprio corpo. Oggi, nel terzo millennio, a parte le autopunizioni corporali, le cose non è che siano molto cambiate.

La processione “te l’Urnia “parte nel vespro, intorno alle 18.00, dopo l’azione liturgica propria del giorno, dalla Chiesa del Crocifisso che si trova sulla riviera di scirocco del centro storico e attraversa l’intera città, comprese le vie del Borgo, seguendo un itinerario prestabilito, con un’enorme affluenza del popolo gallipolino. Organizzano e conducono questa manifestazione devozionale due confraternite : quella storica del S.smo Crocefisso, e quella di “Santa Maria degli Angeli” (o dei pescatori). I confratelli del Crocifisso indossano l’abito rosso con mozzetta celeste e una corona di spine che cinge la testa degli incappucciati, e traportano,- oltre alla statua lignea del Cristo Morto -, anche altre pregevoli statue in cartapesta: l’agonia dei Getsemani, la Flagellazione, l’Ecce Homo, Cristo con la Croce, la Crocifissione; la seconda confraternita, fondata dai pescatori nel XVII secolo, indossa abito bianco e mozzetta celeste, e porta la statua della Vergine Addolorata, statua in cartapesta risalente al 1700.

La Chiesa del S.smo Crocifisso, eretta nel 1741 dai maestri bottai, ha un prospetto semplice con al centro una grande rappresentazione della Madonna del Buon Consiglio, in maiolica. Al centro del timpano è presente una nicchia, in cui è collocata una croce, decorata da una cornice barocca. E’ una chiesa con un’altare in pietra leccese, coi lignei stalli realizzati dagli stessi maestri bottai e una serie di pregevoli tele. Naturalmente c’è la statua del Cristo Morto. Quando cominciano ad apparire dalla porticina i primi du lampioni àstili, ed ancora altri due, stretti fra i guanti rossi degli incappucciati coronati di spine, si crea un momento di grande partecipazione emotiva.

Gli incappucciati si dispongono in riga sul sagrato della chiesa tra squilli di tromba e il rullio del tamburo, e lentamente danno inizio al lungo pellegrinaggio.

Segue la "Croce dei misteri" , sulla quale si intersecano in vario modo tutti i simboli del martirio di Cristo: i chiodi, il martello, le tenaglie, la lancia che ferì il costato, la canna con la spugna, la scala della deposizione, ecc., a cui seguono le coppie degli incappucciati che sfilano ed intervallano le statue dei misteri, portate a spalla, e si chiude con la statua della Madonna Addolorata, a cui segue il popolo in religioso silenzio e devozione. La processione si snoda per le vie della città sino a notte inoltrata facendo “sosta” di tanto in tanto nelle chiese della città che si trovano lungo il percorso.

Le statue dei “Misteri della Passione" procedono lungo la sfilata di confratelli fino alla “grande Tomba”, addobbata di fiori. La pesante macchina processionale, guidata dai silenziosi gesti dei “Correttori”, importanti figure preposte all’ordine della Processione e stretti collaboratori del Priore e del Maestro di formazione, figure espressamente contemplate dallo Statuto della Confraternita, è portata sulle spalle da giovani che si alternano ordinatamente. Seguono i confratelli di Santa Maria degli Angeli recando pesanti ceri. E dietro la statua della Vergine Addolorata – anche questa portata a spalle – si forma una folla di devoti che prega e canta gli inni della Passione.

La processione del Venerdì Santo o “te l’Urnia” si ritira intorno alla mezzanotte, dopo che, al rientro, il Sacerdote benedice col Sacro Legno della Croce, il mare, dal parapetto murario antistante le due chiese, del “Crocifisso”e degli “Angeli”.

I riti della settimana Santa proseguono, durante la notte stessa del sabato, con la processione della “Desolata”, che “incontrerà” il figlio morto, deposto in una bara di oro zecchino. Oggi il simulacro di Cristo morto viene condotto a spalla dai fedeli, particolarmente devoti a questa pia manifestazione. Il momento più suggestivo e toccante è quando la Vergine e il Figlio morto si incontrano al largo Purità per l’estremo saluto, con il mare a far da sfondo e una folla immensa a far da cornice. Prenotate le nostre Case Vacanza Gallipoli per soggiornare in questi splendidi luoghi – 0833 281613 – info@casevacanze.gallipoli.le.it